Artemisia in scena ad Avellino alla Chiesa del Carmine

Artemisia in scena ad Avellino alla Chiesa del Carmine

4 marzo 2016

Arriva ad Avellino per la prima volta lo spettacolo “Artemisia”, scritto e diretto da Mirko Di Martino. L’appuntamento è per il 5 marzo 2016, ore 19.00, e per il 6 marzo 2016, ore 18.30 presso la Chiesa del Carmine di Avellino.

Dopo essere stato presentato in anteprima nell’ambito del Forum Internazionale delle Culture presso il Cubo d’Oro a Napoli, lo spettacolo ha riscosso un unanime consenso di pubblico e di critica nelle repliche successive nei teatri napoletani. In scena, ad interpretare la figura della grande pittrice Artemisia Gentileschi ci sarà Titti Nuzzolese che con la sua bravura incanta la platea in un’interpretazione difficile. Accanto a lei, Antonio D’Avino interpreta i diversi uomini che hanno segnato la vita dell’artista con la loro ingombrante presenza.

La storia comincia dalla fine, ovvero dal 1653, a Napoli: Artemisia Gentileschi si trova in casa sua al cospetto di un giudice che, senza alcuna spiegazione apparente, la obbliga a raccontare ancora una volta i particolari di quel giorno del 1612 quando il pittore Agostino Tassi, amico e collega del padre di Artemisia, la violentò nella sua casa romana. La donna credeva di aver chiuso i conti con quella storia al termine del processo che condannò Agostino Tassi per stupro, ma scopre adesso che tutta la sua vita e la sua stessa opera ne sono state segnate troppo in profondità. Il giudice, un po’ alla volta, assume i ruoli delle figure maschili che hanno condizionato la vita della pittrice: suo padre e l’autore dello stupro, ma anche quella di un predicatore che, attraverso la rievocazione delle scene bibliche narrate nei dipinti di Artemisia, obbliga la donna a confrontarsi con le sue paure, i suoi dubbi, i suoi desideri di gloria, di affermazione di sè come artista prima che come donna.

“La vita e l’opera di Artemisia Gentileschi sono profondamente legate”, dice Mirko Di Martino, “o almeno lo sono per noi, che abbiamo inserito la figlia di Orazio Gentileschi tra i grandi della pittura solo molto di recente, recuperando innanzitutto la sua figura come uno dei primi esempi di femminismo. Lo spettacolo non è una narrazione puramente biografica, quasi documentaristica, della vita di Artemisia. Al contrario, la figura della pittrice è inserita in un contesto simbolico, sospeso tra realtà e illusione, tra peccato e colpa, tra spiritualità e passione, dove emergono le paure, i dubbi, le ansie, di una donna che volle affermare la propria indipendenza in un contesto dominato dai maschi, com’era l’arte del Seicento in Italia”.

“Artemisia” è anche il racconto di un caso famoso di violenza sulle donne avvenuto in una società molto diversa dalla nostra ma che, tra le righe, lascia intravedere molte somiglianze con i pregiudizi e i limiti che ancora oggi ruotano intorno alla condizione femminile. Lo spettacolo porta in scena una riflessione universale sul valore dell’arte, sul suo legame con la vita, sulla capacità dell’arte di sostituirsi ad essa. Artemisia sente di aver sacrificato tutto all’arte: giunta al termine della vita, è obbligata a chiedersi se ne sia valsa la pena. In un mondo dominato dai maschi, scopre che le è preclusa ogni libertà e autonomia. Perfino la sua arte viene interpretata come un continuo ritorno sul tema della violenza e della vendetta, dello stupro e della castrazione. Artemisia credeva di essere diventata libera grazie all’arte, adesso scopre che era la sua prigione.

La manifestazione è patrocinata dal Comune di Avellino e dall’Assessorato alla Cultura.