Arace: “Basket e Orignal Fans parte integrante della mia vita”

8 novembre 2013

Da Il Biancoverde n°11 1/11/2013

Nadia Arace è uno dei volti giovani della politica nostrana. Il suo esordio ha luogo nel corso delle mai celebrate primarie del Partito Democratico, quando coraggiosamente avanza la sua candidatura per correre alle comunali. Poi decide di competere per le amministrative a sostegno di Paolo Foti e con 464 voti, riesce a conquistare un posto nel parlamentino municipale.
Quella di Nadia è una candidatura che nasce dal basso: “Sono riuscita ad interpretare una serie di istanze tra gruppi eterogenei – spiega – amici, associazioni, giovani, anziani”. Inoltre,così come lei stessa ama sottolineare, in questo percorso, ha potuto contare su valori determinanti per la sua vittoria personale, maturati grazie alla passione per lo sport: fair-play, lealtà, spirito di gruppo. Nadia, infatti ha un’amore viscerale per la pallacanestro e quella che ama definire “La sua Scandone”.

Nadia quindi sei una grande tifosa biancoverde?
Assolutamente sì. Il mio amore per lo sport nasce con il basket, quando da adolescente ho seguito tutta la traversata fatta dalla Scandone, dalla serie B fino ai massimi vertici della serie A. La pallacanestro mi ha dato tante soddisfazioni, anzi aggiungo che c’è un tutto un pezzo della mia vita che è legato alla squadra biancoverde, perché da fedelissima tifosa, l’ho seguita in tutta Italia insieme agli Original Fans, con i quali ho vissuto delle esperienze indimenticabili. Ho conosciuto un gruppo che al proprio interno stabilisce delle relazioni, attento all’impegno sociale attraverso lo sport.

Da adolescente giocavi anche a basket?
Sì ho fatto parte della squadra giovanile del liceo scientifico e ho giocato nei campionati studenteschi. E’ questa un’altra esperienza che mi porto nel cuore, un’esperienza umana e di vita, prima ancora che importante dal punto di vista fisico e agonistico.

Che cosa ti ha insegnato lo sport?
Lo sport mi ha insegnato a esplorare me stessa, a scoprire quelli che sono i limiti e i punti di forza che ciascuno di noi possiede, poi mi ha aiutata a relazionarmi con l’altro, ad approcciarmi alla diversità, a fare sistema in vista di un obiettivo comune che è l’obiettivo della vittoria, della squadra, della comunità, un po’ come dovrebbe essere nella politica.

Cosa significa per te cultura sportiva e dove bisognerebbe investire per diffonderla?
E’ un percorso di educazione all’altro, al rispetto delle regole e all’esercizio della libertà. Credo che valga la pena riflettere su un elemento importante che accomuna molte realtà, soprattutto quelle meridionali, lo sport ha salvato generazioni di ragazzi ed io, per questo, ritengo che le politiche sportive siano uno strumento imprescindibile e solido per ragionare intorno al disagio sociale, all’emarginazione e alla dispersione scolastica. Bene quindi il binomio sport-scuola a partire dalle scuole primarie, affinché il bambino abbia la possibilità di sviluppare sin dall’infanzia l’equilibrio tra il corpo e l’emotività. In un percorso di vita diventa un facilitatore della crescita della persona all’interno di un contesto in cui, la cooperazione, la solidarietà, ma anche il rispetto delle regole, sono la sintesi della armonia dell‘uomo nella società.

Fai parte della VII Commissione che si occupa di politiche sociali, giovanili e quindi anche di sport. Qual è la situazione generale delle strutture sportive nella città capoluogo?
Al momento stiamo portando avanti una ricognizione generale delle strutture sportive per poi procedere alla riqualificazione degli impianti, laddove ce ne è bisogno. Vogliamo occuparci del loro adeguamento e dotarli dei servizi opportuni.

Vuoi fare un in bocca al lupo alle squadre biancoverdi dal calcio al basket, passando per la pallavolo?
Sono orgogliosa di appartenere a questa terra e a questa città, per cui oltre a fare un in bocca al lupo ai club, il mio desiderio è che le squadre possano essere portatrici di una promozione del territorio e delle capacità della provincia in tutta Italia. Alla mia Scandone auguro che una tradizione così prestigiosa possa continuare a portare in giro per l’Europa il nome di Avellino.

di Rosa Iandiorio