Approvazione della legge elettorale, Mancino: “Non c’è tempo”

7 settembre 2005

“Per approvare la nuova legge elettorale, al di là delle diverse opinioni in campo (maggioritario al 75%, proporzionale con sbarramento e . . . premio di governabilità, doppio turno di collegio), dico che non c’è tempo”. Così in sintesi il senatore Nicola Mancino: “Se le elezioni saranno fissate, come pare, nella prima decade di aprile, occorre tener conto che il Parlamento fino alla fine dell’anno è impegnato ad approvare la legge finanziaria ed altri importanti provvedimenti già in calendario. Anche ammesso e non concesso che resti il tempo per varare una nuova legge elettorale, sulla quale sembra non esserci intesa, si dovrebbero pur sempre modificare i collegi. Quelli disegnati nel 1993 sono fatti su misura di una disciplina mista e mal si adattano al sistema che si vorrebbe prevalentemente proporzionale. Troppo tardi. Poichè, in questi giorni, sono chiamato in causa in quanto cofirmatario, insieme con i sen. Salvi e Villone, di una proposta di legge non dissimile da quella vigente in Germania, desidero sottolineare, con mio personale disappunto, che ormai siamo fuori tempo massimo. Chi, contro ogni logica di sistema, ha voluto il premierato assoluto (fra questi il sen. D’Onofrio) e l’ha difeso fino al parossismo, sa che questa figura istituzionale mal si concilia con la elezione dei parlamentari da scegliere attraverso una legge proporzionale. Come si collegano i candidati al Parlamento con la candidatura del primo ministro, come vorrebbe la norma costituzionale all’esame delle Camere? Si afferma giustamente da più parti che, partita di fatto la corsa per il rinnovo delle Camere, non si cambiano le regole. Concordo, ma a questo punto devo rilevare che le proposte di nuove regole si configurano oggettivamente come un grimaldello per affossare il premierato assoluto. La fretta a dire subito sì deve fare i conti con una ipotesi di sistema politico in chiara contraddizione con la legge proporzionale. Come si vede, c’è molta confusione sotto il cielo italiano. Meglio, allora, rinviare tutto, mettendoci tutti formalmente e politicamente d’accordo sul fatto che modifiche costituzionali e legge elettorale andranno approvate dal nuovo Parlamento con almeno il quorum dei due terzi dei componenti”.