Ancora cassa integrazione alla Fca: crisi infinita a Pratola Serra

Ancora cassa integrazione alla Fca: crisi infinita a Pratola Serra

5 settembre 2018

Marco Grasso – Ancora cassa integrazione alla Fca di Pratola Serra: ad ottobre si lavorerà solo dieci giorni, il 50 per cento dei giorni lavorativi. Nonostante l’incremento dell’attività produttiva, fatica ad uscire dal tunnel della crisi lo stabilimento di Pratola Serra.

Basta pensare che negli ultimi dieci anni si sono consumate 1.400 giornate di cassa integrazione per ogni lavoratore, con una perdita salariale che ha raggiunto la cifra di 50.000 euro di media pro capite.

Tra addetti alle aziende terziarizzate e FCA si contano circa 400 posti di lavoro in meno, conseguenza di una crisi apertasi nel 2008.

Uno scenario preoccupante, anche in prospettiva se si pensa alla crisi di mercato che sta attraversando il motore diesel che rappresenta il 99,5% di produzione dello stabilimento di Pratola Serra.

Molti Paesi e amministrazioni locali stanno infatti definendo nuove regolamentazioni nelle quali viene vietata o fortemente ridotta la circolazione sui territori di loro competenza di autoveicoli con motori diesel. Ciò ha comportato un calo costante delle vendite di auto con queste motorizzazioni, con pesanti conseguenze anche per lo stabilimento di Pratola Serra.

“Le incognite su Pratola Serra sono oggettive e non frutto di nostra interpretazione”, si legge nella nota della segretaria della Fiom Cgil e delle Rsa della Fca. “Dobbiamo registrare, tuttavia, il vuoto di parole e di iniziative da parte della politica e delle istituzioni sulla crisi che stanno vivendo i lavoratori di Pratola, con le giornate di ammortizzatore sociale che ha raggiunto quota 1500.  Uno stabilimento che produce motori diesel e che occupa più di 1800 lavoratori, meriterebbe maggiore attenzione da parte di chi ha la responsabilità di governo del territorio”.

“Anche la proprietà FCA è tenuta a dare delle risposte. Non è immaginabile che l’azienda possa trincerarsi dietro le comunicazioni “istituzionali” senza affrontare il tema della riconversione dello stabilimento”.

La Fiom si dice pronta “a mettere in campo una serie di iniziative che portino all’attenzione dell’opinione pubblica la grave crisi di prospettiva in cui si trova Pratola Serra. L’obiettivo è quello di arrivare ad un tavolo di confronto con istituzioni, azienda e sindacati in cui venga esplicitato un nuovo piano industriale per la FCA di Pratola che garantisca la saturazione dell’organico”.

“Intendiamo mobilitarci per garantire un futuro ad i lavoratori di Pratola Serra, ma anche per ridare slancio ad un territorio sempre più martoriato da una crisi diventata ormai una costante. Chi non prenderà in considerazione le istanze che provengono dai lavoratori dovrà assumersi una grave responsabilità storica”.