Amministrative, De Conciliis contro la vecchia politica: “Meno sei giorni alla liberazione della città di Avellino”

Amministrative, De Conciliis contro la vecchia politica: “Meno sei giorni alla liberazione della città di Avellino”

4 giugno 2018

Ettore de Conciliis, segretario regionale del Movimento Nazionale per la Sovranità, in un’intervista rilasciata ad Irpinianews, descrive l’ultima fase di questa intensa campagna elettorale come “l’inizio del conto alla rovescia. Meno sei giorni alla liberazione della città di Avellino”.

Questa mattina, De Conciliis è intervenuto ad una conferenza stampa insieme ai quadri dirigenti del Movimento Nazionale per la Sovranità e i candidati al Consiglio Comunale della Lega. Al tavolo dei relatori il candidato sindaco Sabino Morano, l’on. Marcello Taglialatela, il sen. Claudio Barbaro, Aniello Govetosa e l’on. Gianni Alemanno, segretario nazionale del Mns ed ex sindaco di Roma.

La liberazione di cui parla De Conciliis e che con ottimismo vede vicina è “dalla vecchia politica e dalla coppia De Mita-Mancino che, dopo oltre un cinquantennio, continua a pesare come un macigno sulle spalle degli avellinesi. Ora, dopo un malgoverno caratterizzato anche dagli ultimi cinque anni fallimentari di amministrazione Foti, si rimettono insieme.

Ma perderanno perché l’elettorato sceglierà la modernità, il cambiamento. Il centrosinistra è una forza politica contro gli italiani destinata alla marginalità politica. Il 10 giugno Avellino scriverà insieme a noi le pagine del nuovo domani di questa città”.

Segretario, parliamo delle numerose vertenze che hanno messo in ginocchio l’economia in questa provincia. L’esempio lampante, ma non l’unico caso purtroppo, è certamente l’Ipercoop e la procedura di licenziamento in atto per ben 138 lavoratori.  

“Siamo stati vicinissimi ai lavoratori del punto vendita Ipercoop di contrada Baccanico. Non abbasseremo la guardia e continueremo a seguire la vicenda. Ma non perdiamo di vista nemmeno le altre vertenze che attanagliano la nostra città e la provincia. Siamo solidali con i lavoratori della Cgs che non percepiscono il salario e con i Forestali a cui la Regione, se paga, lo fa con estremo ritardo.

Credo che ci sia bisogno di una grande alleanza sociale capace di ridare ossigeno a questa provincia. Siamo pronti a metterci concretamente in gioco per il welfare. Il sindaco, quello che non abbiamo mai avuto in città, è anche ufficiale di Governo ed ha il dovere di intervenire nelle grandi dinamiche del lavoro e trovare concretamente delle soluzioni.

Inoltre, l’amministrazione deve essere amica dell’impresa perchè senza impresa non c’è ripresa. Oggi si parla solo di burocrazia che fa male alla crescita, di concorrenza spietata e di un peso fiscale divenuto ormai asfissiante per le aziende. Noi vogliamo sradicare completamente questo modello dalla città e dal Governo. Anzi con questa doppia filiera, ‘amministrazione del territorio’ e ‘governo del cambiamento’, ci sentiamo pronti come destra sociale, comunitaria, identitaria e sovranista a rappresentare l’alternativa che gli italiani vogliono premiare dopo il fallimento del centrosinistra”.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini torna sul tema migranti, un vero e proprio pugno duro da parte sua. Qui ad Avellino come rispondete a questa emergenza?

“I migranti che arrivano, anche qui ad Avellino, sono troppi e determinano un’insicurezza ed un’allarme sociale profondo. La preoccupazione è che tra questi ‘arrivi’ possano nascondersi cellule di terrorismo o di potenziale criminalità.

E’ pur vero che attorno ai migranti si è concentrato un business pauroso che ha fatto perdere di vista il tema della sana accoglienza. Credo che la posizione di Salvini sia legata ad azioni di buon senso e di responsabilità.

In una realtà come la nostra in cui la disoccupazione raggiunge, in special modo al Sud, picchi altissimi non possiamo permetterci di importare la manodopera. Chi ha il diritto di avere un’assistenza temporanea, immaginata come asilo politico, va bene ma, assolutamente, non possiamo ospitare i migranti di carattere economico meno che mai spendendo 5 miliardi di euro all’anno per un tipo di accoglienza che rimpinguerà solo le casse di cooperative e di teoriche onlus che stanno lucrando tantissimo con la cosiddetta accoglienza.

Quanti italiani non arrivano a fine mese, quanti disoccupati, pensionati o padri di famiglia rovistano tra i rifiuti mentre ai migranti vengono riconosciuti tre pasti al giorno, vitto ed alloggio, tessera spesa e tanto altro? Questo viene percepito come un segnale gravissimo. Non voglio dire che i migranti non soffrano ma proviamo a superare gli ostacoli quotidiani delle famiglie italiane”.