Ambiente, i siti inquinati del fiume Sarno diventano regionali

29 gennaio 2013

Il Ministero dell’Ambiente ‘declassa’ i Siti di interesse nazionale ricadenti nel Bacino Idrografico del fiume Sarno – e comprendenti i Comuni irpini del montorese e del solofrano – da Sin a Sir, cioè siti di interesse regionale. Una consonante di differenza che introduce un mutamento sostanziale: la loro gestione, le loro bonifiche, i controlli sui suoli, sulle acque, sulle emissioni, passano dalla competenza nazionale a quella regionale.
Per il ministero dell’Ambiente non è un vero e proprio declassamento ma una ricollocazione dovuta: tornano in sostanza alle Regioni alle quali sono stati sottratti per “specifiche esigenze” più di dieci anni fa.

Il cambio di gestione è avvenuto per decreto, firmato dal ministro Clini in via di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Ecco la lista di tutti i siti che sono stati declassati: Abruzzo – Fiume Saline Alento, Campania – Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano; Pianura; Bacino Idrografico del fiume Sarno; Aree del Litorale Vesuviano, Emilia-Romagna – Sassuolo-Scandiano, Lazio – Bacino del fiume Sacco, Frosinone, Liguria – Pitelli (La Spezia), Lombardia – Milano-Bovisa; Cerro al Lambro, Marche – Basso Bacino del fiume Chienti, Molise – Guglionesi II, Piemonte – Basse di Stura, Sardegna – La Maddalena, Toscana – Le Strillaie, Veneto – Mardimago-Ceregnano, Provincia autonoma di Bolzano – Bolzano.

“Quei ?siti declassati sono in sostanza meno inquinati di quelli che rimangono di competenza nazionale”, dicono dal ministero dell’Ambiente, che non ci sta a essere definito l’ente scaricabarile. Il decreto è servito a ristabilire un po’ di ordine, e ha anche riperimetrato alcuni siti, termine tecnico che nasconde un abuso del passato: in sostanza poiché i fondi per i Sin erano stanziati in base ai metri quadrati è accaduto, ad esempio, che il Sin che comprende Messina bloccasse di fatto con vincoli e burocrazia anche il 70% della città. “In alcuni casi – spiegano dal Ministero – negli anni questi Sin erano cresciuti a dismisura e non era più possibile capire effettivamente le esigenze del territorio inquinato e fino a dove fosse necessario procedere con i vincoli per poter organizzare una giusta bonifica. Per questo anche alcuni Sin risultano oggi più piccoli, ma non di tratta di voler lasciare fuori una porzione di territorio”.

Anche le bonifiche, dunque, passeranno alle Regioni. Ma si tratta, in generale, di una spesa da miliardi di euro cui gli Enti regionali, titolari delle aree Sin e aziende inquinanti dovranno far fronte.