Altavilla – Operazione Last Sunrise: scarcerati per mancanza di indizi

27 maggio 2005

Altavilla – Il Riesame ha sentenziato: Francesco Mobilia 21enne e Mario D’Onofrio Faiola 28enne, ritornano in libertà. Come ha spiegato il penalista Alberico Villani, il Giudice di Napoli ha annullato i provvedimenti restrittivi per mancanza di indizi. Restano, invece, nel Carcere di Bellizzi Irpino il 29enne Giancarlo Romano, ritenuto dagli inquirenti il capo della banda degli spacciatori di Altavilla, e Alessandro Barbato classe 1981, Francesco Papa classe 1985, Domenico Lonardo classe 1976, Luciano Pagnozzi classe 1966 di Pannarano, Valentino Lo Giudice classe 1965 e Americo Alfano classe 1961 , questi ultimi due de L’Aquila: tutti sono accusati di possesso di droga, dalla cocaina all’hashish e alla marijuana, finalizzato allo spaccio. In attesa dell’iter giudiziario, ricordiamo che le manette sono scattate il 10 maggio scorso nel corso dell’operazione denominata “Last Sunrise”. Erano le 4.30 quando andò in scena “L’Ultima Alba”, l’operazione condotta dal Comando Provinciale di Avellino, dalla Compagnia di Mirabella Eclano e della Stazione di Altavilla, su disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari di Avellino, Daniela Corrucci, e su richiesta del Sostituto Procuratore Vittorio Santoro “…grazie alla fattiva collaborazione e sinergia tra le Forze di Polizia, e nello specifico della Compagnia Carabinieri di Mirabella Eclano, della Stazione di Altavilla e ovviamente del Comando, e la Procura della Repubblica del capoluogo è stata posta in essere una delicata e complessa attività investigativa nel corso della quale sono stati utilizzati particolari sistemi elettronici tra i quali anche telecamere”. L’attività d’indagine, avviata nell’ottobre 2004, ha portato alla scoperta di un vero e proprio centro commerciale della droga. L’autolavaggio “La Pineta” di Altavilla, il cui titolare è il Romano, era la copertura dell’attività illecita. La droga – una dose di polvere bianca veniva venduta alla somma di 70 euro – veniva occultata tra le carcasse di pneumatici e tra i rifiuti. Veniva alla luce solo all’arrivo del tossico di turno. Insomma, l’Irpinia terra di procacciatori di morte… e, nota dolente, tra gli acquirenti fedeli purtroppo sempre più i giovanissimi.