Alla Casa del Contadino di Paternopoli l’incontro tra rifugiati e alunni di Castelfranci

Alla Casa del Contadino di Paternopoli l’incontro tra rifugiati e alunni di Castelfranci

26 aprile 2017

Non si fermano le attività della Casa del Contadino, il centro d’accoglienza per rifugiati nato a Paternopoli nei mesi scorsi sull’onda dell’emergenza che ha travolto anche l’Irpinia.

La struttura, voluta dal professore Alfredo Di Cicilia e gestita dalla coop New Family, infatti, è stata teatro di un incontro tra i rifugiati e gli alunni della Scuola Media di Castelfranci. Un incontro durante il quale gli ospiti della struttura hanno raccontato le proprie drammatiche storie al giovanissimo pubblico. L’obiettivo era quello di favorire la riflessione sul tema dell’esilio, in particolare, appunto, attraverso il contatto diretto con i rifugiati e l’ascolto delle loro storie di vita.

Gli ospiti della Casa del Contadino hanno raccontato agli alunni le peripezie vissute nel loro viaggio in Italia, rischiando la vita tra guerre, carneficine, terrorismo e tratta degli umani. Ragazzi che hanno abbandonato le famiglie, gli studi, gli amici. Che durante i viaggi dell’orrore sono stati derubati di soldi, documenti e dignità. Ora sono al sicuro per cercare di ricominciare una vita, nel tentativo di superare la paura di quella fuga dall’inferno.

L’incontro si è concretizzato con una partecipazione attiva degli alunni che hanno posto numerose domande agli ospiti, domande personali ed attinenti la famiglia, le emozioni vissute durante il viaggio e le prospettive future nel territorio italiano. Dall’incontro tra ospiti ed alunni è emerso un confronto costruttivo e di forti emozioni, per un immagine dell’immigrazione toccata con mano, al di là di semplici stereotipi, mettendo a disposizione dei bambini il lato più umano ed emotivo del fenomeno migratorio.

Il racconto di testimonianze autentiche e di esperienze di vita è, infatti, comunicare un bagaglio di ricchezze che le nuove generazioni non possono fare a meno di avere.

Un incontro che, di fatto, da un lato ha arricchito i giovani alunni e, dall’altro, ha permesso ai rifugiati di far conoscere la propria storia.