“Alberto ci ha insegnato ad amare la pallavolo prima di giocarla”

“Alberto ci ha insegnato ad amare la pallavolo prima di giocarla”

16 febbraio 2016

Spira vento sulla palestra “Nicola Adamo” di Atripalda, la salma del coach atripaldese Alberto Matarazzo ha da poco varcato l’ingresso della struttura sportiva.

Un fiume di persone ad accogliere il gigante buono, l’allenatore tanto amato non solo dagli atripaldesi ma da tutti quelli che lo hanno incrociato sui campi di volley della regione campania.

Lo sport atripaldese ancora una volta piange un suo figlio anche se è l’intera comunità del Sabato ad essere impietrita dinnanzi all’ennesima tragedia.

A distanza di 4 anni dalla morte dell’allenatore in seconda della Pallavolo Atripalda Giancarlo Imbimbo, questa volta il perfido braccio della morte non ha risparmiato il capo allenatore della squadra biancoverde, Alberto Matarazzo.

“Insieme non solo in campo ma per sempre” è la frase presente su uno striscione all’interno della palestra sotto alla bara di Alberto in cui sono raffigurati Michele Iervolino e Sabino Panarella, altri ragazzi del volley atripaldese le cui vite sono state spezzate fin troppo presto.

Di sicuro Alberto non sarà solo in Paradiso, ad accoglierlo il padre, scomparso un po’ di anni fa prematuramente, ma sono convinto che tra un brindisi ed un altro con il coro degli angeli e dei beati avrà tempo per una partita di beach volley con i suoi amici di sempre: Michele e Sabino.

Li voglio immaginare così, perché le lacrime e il dolore sono ancora troppo forti per dare una spiegazione a tutto questo, ma che forse una spiegazione non si avrà mai. Noi esseri umani, vediamo solo una parte del grande e maestoso progetto divino, l’altra, ahimè, sarà sempre ignota, imperscrutabile, impercettibile come il nostro destino.

Tante persone sono giunte ad Atripalda per dare l’estremo saluto al loro ex compagno di squadra, al loro allenatore, al loro amico, al loro fratello, al loro figlio.

Tutti, chi in un modo o chi in un altro hanno voluto far sentire il proprio affetto a tutta la famiglia Matarazzo, al fratello di Alberto, Alessandro, alla sorella Serenella, alla cara mamma.

La notizia della morte di Alberto ha fatto il giro del mondo e tutti hanno voluto in qualche modo ricordarlo con una semplice frase, con un aneddoto, con un messaggio data l’impossibilità di essere presente ad Atripalda.

Gianfranco De Palma, suo mentore e uno dei suoi primi allenatori, nonché un’istituzione della pallavolo atripaldese così ricorda il suo vecchio allievo: “Capocchione (così lo chiamava) era un ragazzo dal gran cuore, si spendeva molto per i compagni, un vero uomo spogliatoio. Quando non riusciva a recuperare un banale pallonetto era in grado con tutta la sua energia di trascinare la squadra alla vittoria del set e poi della partita. Mancherà a tutti noi”.

Amareggiato e triste in volto il diesse della Pallavolo Atripalda Clemente Pesa, l’uomo che aveva scommesso tutto su coach Matarazzo per ridare un futuro dignitoso e prospero al nuovo sodalizio di volley atripaldese: “ E’ dura commentare e accettare tragedie del genere. Non è giusto. Alberto se n’è andato troppo presto, il nostro progetto insieme è durato troppo poco tempo. Rimarrà in me la sua solarità, lo ricorderò cosi per sempre”.

Non sono mancati i suoi ex compagni a dare l’estremo saluto al loro amico.

Toccante è la dichiarazione di Antonio Monnicchi, suo compagno all’epoca della Serie C ad Atripalda: “A prescindere dallo sport,  Alberto è stato ed è un fratello per me. Un ragazzo che si è speso tanto per la pallavolo e che ha raccolto molto di meno di quanto forse ha seminato. Alberto l’ho visto lavorare 365 giorni all’anno, le mattinate le passava a studiare le tecniche della pallavolo, gli avversari e il pomeriggio invece applicava in palestra quando ricercato. La sua esperienza a Montella, in un ambiente certo molto facoltoso, non l’ha per niente deviato, è stato sempre molto meticoloso in tutto quello che faceva.”

Antonio Guancia, affermato schiacciatore atripaldese, così ricorda il suo ex compagno: “Alberto per me è stato un grande punto di riferimento, soprattutto quando, ancora piccolo e all’età di 15 anni, mi affacciavo ai primi campionati regionali di volley. Era un leader sia in campo che fuori, un ragazzo che faceva gruppo e amava divertirsi stando insieme ai suoi compagni di squadra con cui era sempre pronto ad organizzare cene e passatempi. Ricordo con piacere quando un anno organizzammo un torneo di beach volley al centro storico di Atripalda”.

Alberto è stato un grande tutore ed educatore per tutti quei giovani che hanno iniziato a muovere, sin da piccoli, i loro primi passi nel mondo della pallavolo.

Queste le parole del diciassettenne Emanuele Marra, attuale libero della Pallavolo Atripalda: “Ho incontrato Alberto quando io ero ancora bambino, avevo 12 anni ma subito ho capito la persona fantastica che fosse, è riuscito a trasmettermi in un batter d’occhio la sua passione per la pallavolo che oggi è anche la mia. Si è instaurato subito un forte legame tra noi, abbiamo condiviso emozioni fortissime e quest’anno ho avuto la fortuna di riaverlo di nuovo come allenatore ed è stato bellissimo;non posso dimenticare mai i suoi preziosi consigli, i suoi incoraggiamenti, i suoi abbracci. So che sono stato sempre trattato in modo diverso dagli altri e il motivo lo sapevamo solo io e lui! Non riesco ancora a credere a quello che è successo ma una cosa è certa: manterrò la promessa fattagli”

Sulla stessa scia d’onda la testimonianza di un altro giovane atripaldese, il ventenne Fabio Losco che, dalla Puglia fa sentire la sua vicinanza al suo vecchio coach. Fu proprio Alberto, infatti, ad invogliare Fabio a non tirarsi in dietro di fronte ad un’esperienza lontano da casa: “Fu Alberto a consigliarmi di andare a giocare fuori dalla Campania perché diceva che sarei potuto crescere tecnicamente. Oggi mi trovo a Castellana Grotte e gran parte del merito è suo. Oltre ad essere stato il mio coach, è stato un grande amico, non potrò mai dimenticare i suoi consigli che ho ascoltato fino in fondo dal momento che il mio ruolo in campo è lo stesso di quello suo quando giocava. Lo vorrò sempre bene per tutta la mia vita”.

Alberto sarà sempre presente nel cuore delle tane giocatrici di volley che ha allenato nella sua carriera.

Così la salernitana Elisa Di Nicuolo, centrale dell’Acca Montella di qualche anno fa: “Quando penso ad Alberto, ricordo un periodo pallavolistico non particolarmente felice per me. Dopo l’intervento al crociato che mi costrinse a star fuori dai campi per 5 mesi, ritornai a disposizione della squadra a  ridosso della chiusura del torneo. Il venerdì, prima della partita, Alberto mi annunciò che mi avrebbe fatto giocare uno spezzone di partita. Ero incredula, avevo paura, pensavo che il campionato per me fosse già finito ed invece sabato il coach mantenne la promesse e prima di farmi giocare mi disse: “Entra, sudati la maglia, so che è solo una presenza ma dopo tutto quello che hai passato questo match vale per 100 presenze”. Da quel giorno non ebbi più paura, furono i 2 punti più lunghi della mia carriera e non smetterò mai di essergli grato”.

Alberto è stato bravo nel trasmettere il suo amore per la pallavolo anche a chi di questo sport non sapeva neanche cosa fosse. Adele Nigro, durante l’esperienza montellese così lo ricorda: “Alberto mi vide per la prima volta in un campo di beach volley, mi prese trasmettendomi la passione per questo sport che all’epoca davvero non sapevo in che modo ci si comportava. Nel giro di 3 anni mi portò ad esordire in serie B. Grazie ad Alberto ho conosciuto nel mondo della pallavolo delle compagne che oggi sono diventate amiche speciali.”

Nell’anno 2011-2012 sempre a Montella ecco le parole della palleggiatrice capaccese Giusy Palladino: “Con Coach Matarazzo ho vissuto uno dei miei anni pallavolistici migliori. Conserverò sempre nel mio cuore la sua disponibilità, la sua presenza, la sua passione”.

Dalla Spagna, la forte testimonianza della schiacciatrice Teresa Negrone: “Ricordo Alberto come un  giocatore e un allenatore con una grinta e una passione come pochi, indimenticabili i salti a bordo campo per un errore o un punto, le urla disumane di gioia o di rimprovero,gli sfottó in palestra ed infine quell’abbraccio il giorno della tanto attesa promozione. La sua prematura scomparsa ci ha lasciato tutti senza parole, e non oso immaginare, io che non sono ad Atripalda, lo straziante silenzio di quella palestra gremita ma vuota allo stesso tempo”.

Significative e molto toccanti le parole della schiacciatrice Adriana Della Sala: “Ogni atleta nel corso della sua carriera cambia decine di allenatori, ma solo pochi riescono davvero a lasciare il segno,  Alberto è stato uno di quelli! Lui che, pur essendo allenatore, non ha mai dimenticato cosa volesse dire essere atleta, lui che, prima della tecnica, guardava alla motivazione, lui che non aveva bisogno di tante parole ma che gli bastava uno sguardo per farti capire che non era quello il momento di mollare, lui, il gigante buono che resterà per sempre in ognuna delle schiacciate dei ragazzi che ha allenato”.

Alberto è stato sempre gagliardo e tenace nel credere in ciò che faceva senza mai far mancare la fiducia alle sue atlete: ecco Alessia Bagnara e Alessandra Perrino: “Alberto ha sempre creduto in noi, ci ha insegnato ad amare la pallavolo prima di giocarla. Un vero punto di riferimento a cui saremo sempre riconoscenti”

La sua figura di gigante buono ritorna nel ricordo del libero Carmen Moschella: “E’ stato fondamentale per la mia crescita sportiva e non. Alberto mi ha aiutata a togliere l’abito da bambina e indossare quello da grande”

Albertone, l’orso buono ritorna nelle parole della schiacciatrice manocalzatese Jessica Iula: “Con lui c’è stato sempre un rapporto di odi et amo ma alla fine con Alberto non ci si poteva stare arrabbiati a lungo, lui era l’orso buono e mi piace ricordarlo quando, dopo un errore,era solito mettersi le mani tra i suoi folti capelli ricci a mò di disperarsi”.

Alberto che ha trascorso 8 anni della sua vita in quel di Montella, allenando il settore giovanile fino alla prima squadra di serie B, ha lasciato un vuoto enorme anche nella società di volley cara alla presidentessa Alda Buccella. Queste il post sul sito ufficiale della società: “Ogni parola è stata detta. Ogni ricordo è passato. Tu sarai parte di noi. Per sempre. Ciao Alberto.”

Ma a ricordare Alberto c’è anche il proprietario di un locale montellese, William Garofalo, dove il coach e le sue giocatrici erano soliti intrattenersi dopo le grandi vittorie: “Appena mi sono reso conto della sua passione e amore verso il volley, subito ho capito che avrebbe fatto strada ottenendo risultati incredibili. Così è stato. Alberto era una grande persona da un cuore enorme”.

Ciao Alberto, i ricordi delle persone che ti vogliono bene serviranno a render indelebile quanto raccontato, a trasmetterlo ai posteri, a quelle persone che non ti hanno conosciuto e che un giorno sentiranno parlare di un tal coach Matarazzo, il gigante buono, il più amato.

Fai buon viaggio e non smettere di schiacciare, anche in Paradiso, tutti i tuoi sogni e le tue emozioni.                                                                                                                                                       

Carlo Maria Imparato