Aias, le istituzioni disertano l’assemblea pubblica: la rabbia di pazienti e lavoratori

Aias, le istituzioni disertano l’assemblea pubblica: la rabbia di pazienti e lavoratori

6 marzo 2018

Marco Imbimbo – Pazienti e lavoratori del centro Aias chiamano all’appello le istituzioni, ma restano soli. E’ successo nel pomeriggio quando era prevista un’assemblea pubblica presso il centro sociale “Samantha della Porta”. Un incontro fortemente voluto da loro per sentirsi dire una parola di chiarezza sul futuro del centro, ma soprattutto di dipendenti e pazienti, alla luce anche dei tavoli in Prefettura. Alla fine non si è visto nessuno, dal sindaco di Avellino al Prefetto, passando per il manager dell’Asl.

«Nessuno è presente, meritano tutti un applauso. Si dovrebbero vergognare», ha tuonato il padre di un paziente, all’inizio dell’incontro. Ad introdurre i discorsi è stato Costantino Vassiliadis, Uil, che, di fronte all’assenza delle istituzioni, ha sottolineato come faccia sia «paura che rabbia al tempo stesso. In questa provincia sembra che i problemi di cittadini e lavoratori se li debbano risolvere loro stessi da soli. Non c’è nessuno che dia una mano. Su questa vicenda dell’Aias, poi, mi sembra tutto così paradossale». Vassiliadis ripercorre gli ultimi anni del centro Aias, da quella richiesta di accreditamento inviata alla Regione nel 2013 con «la risposta che è arrivata solo pochi giorni fa. Perché da allora non è stato fatto niente? Dov’era chi doveva vigilare? Ci sono centinaia di pazienti senza cure e decine di dipendenti che rischiano di perdere il posto».

L’esponente della Uil invita tutti a fare fronte comune, ma sottolinea anche come sia «grave l’assenza delle istituzioni» a un’assemblea pubblica dove tutti volevano chiarezza. «Anche ai tavoli in prefettura ho constatato un’assenza di volontà nel risolvere il problema. Solo il Prefetto ha mostrato attenzione, ma può poco». Inoltre Vassiliadis lancia un grido d’allarme che sa anche di denuncia: «E’ cominciata la caccia ai pazienti».

La rabbia di questi ultimi, ma anche dei genitori, è tanta perché ad oggi non ci sono ancora soluzioni concrete né per il futuro del centro Aias né per l’utilizzo di altre strutture in cui ricevere le terapie necessarie. E a finire travolto dalle accuse c’è anche il sindaco di Avellino, Paolo Foti. «Lo scorso 15 febbraio – ricorda un genitore – durante un incontro aveva parlato della possibilità di utilizzare una struttura comunale, in questa fase di emergenza. Disse che avrebbe fatto delle verifiche. Ad oggi non abbiamo avuto risposte, anzi non si è nemmeno presentato a questo incontro».

Antonio Spagnuolo, sindacalista Uil, data la situazione complicata, invita tutti a sottoscrivere una petizione da inviare alla Regione, per chiedere di intervenire e individuare una soluzione. Anche perché, come sottolineano sia lui che Vassiliadis, da quando è scoppiata la vicenda Aias, i tanti pazienti che usufruivano del centro sono rimasti senza cure. Oltre alla necessità di individuare una soluzione temporanea per garantire terapie ai pazienti, ma anche lavoro ai dipendenti, l’appello dei due sindacalisti è quello di fare in modo che «il centro Aias venga riaperto».

All’assemblea pubblica è intervenuto anche Massimo Passaro, avvocato che difende alcuni pazienti del centro. E proprio a loro si rivolge, prima ribadendo come vada data «continuità terapeutica» e poi lanciando anche lui un allarme: «Voi pazienti siete considerati quattrini, soldi, vi stanno trattando da mercimonio».

Durante l’incontro, inoltre, è stata diffusa una lettera a nome dei due commissari del centro Arci Antonio, Maurizio e Del Genio Remo (che alleghiamo integralmente alla fine dell’articolo), in cui spiegano quanto stiano facendo per l’utilizzo dei centri di Nusco e Calitri, ma anche per quello di Avellino e il mancato accreditamento da parte della Regione, contro il quale è stato già presentato ricorso al Tar. Non manca un appunto critico nei confronti degli enti coinvolti nella vicenda per «la mancata disponibilità, in un momento di grande criticità e delicatezza, ad accogliere le proposte avanzate, tese al mantenimento temporaneo (erano stati richiesti al massimo 90 giorni, in attesa di ripristinare le criticità rilevate) della continuità terapeutica-riabilitativa degli oltre 300 pazienti afferenti al centro di Avellino ed alla relativa conservazione dei posti di lavoro».

 NOTA DEI COMMISSARI PER L’ASSEMBLEA DEL 6 MARZO 2018