“Ai ‘masti di festa’ dico di abbassare la cresta. Il Pd riparta dai delusi e maltrattati”: la ricetta di De Blasio

“Ai ‘masti di festa’ dico di abbassare la cresta. Il Pd riparta dai delusi e maltrattati”: la ricetta di De Blasio

23 marzo 2018

Renato Spiniello – “A microfono aperto: considerazioni, contributi, proposte” questo il titolo dell’iniziativa promossa dell’ex – e ultimo – segretario provinciale del Partito Democratico, in programma domani pomeriggio alle 17 al Circolo della Stampa di Avellino. L’incontro, come sottolineato dallo stesso promotore, è aperto a tutti coloro che vogliano dare il proprio contributo per uscire dall’impasse creata nel post voto, “per ascoltare le voci di chi ha qualcosa da dire sul Pd di oggi e sul Pd che sarà”.

Carmine De Blasio, perché un’assemblea pubblica a “Microfono aperto”?

Speravo che un’iniziativa del genere l’assumesse il partito già all’indomani della disfatta elettorale. Credo sia necessario dar voce al territorio, alle persone deluse, maltrattate e messe da parte in questi anni, e ce ne sono centinaia nelle piccole realtà della provincia che da troppo tempo hanno subito le malsane logiche – politicamente parlando – di gestione. Occorre dar voce a chi ha creduto fin dal principio a questo progetto e ai semplici iscritti. Non è un’occasione per emanare sentenze o dar luogo ad uno sfogatoio, ma per capire come uscire da questa profonda crisi in cui ci troviamo, ascoltando, confrontandoci e soprattutto lanciando un messaggio. Il risultato elettorale ci ha fornito una verità incontestabile: non esistono più portatori di consensi, il voto d’opinione li ha spazzati tutti via.

In Irpinia i dem sono scesi di quasi cinque punti percentuale rispetto alle medie nazionali, la mancanza ormai da tre anni di una segreteria provinciale può aver influito sull’esito del voto?

Il Pd irpino ha subito troppo passivamente le imposizioni da Roma, a partire dalla scelte sulle candidature, e nessuno ha avuto il carattere di sbattere i pugni sul tavolo ed imporsi. E’ mancata la spina dorsale, la volontà di dire: “Guardate, quello che ci chiedete di fare è un errore”. Nessuno ha fatto sentire la propria voce per mettersi contro il capo, si sono piegati tutti al volere del Nazareno. Ormai da tempo non abbiamo un partito sul territorio, non abbiamo occasioni di dibattito: una disfatta così era quasi inevitabile.

Il commissario Ermini crede che il rilancio del partito passi per il Congresso, da celebrarsi prima delle amministrative: è d’accordo con l’onorevole toscano?

Ermini è venuto qui per assolvere un compito e, a distanza di mesi, ancora non lo ha fatto. Roma non ha mandato un uomo per mettere d’accordo le parti o le correnti, ma per risolvere un’emergenza. In più ha gestito una campagna elettorale portando il partito al 15%. Penso sia stato abbondantemente superato il limite di decoro e buon senso. Non si può ripartire da dove è nato il problema altrimenti nel giro di pochi mesi ci ritroveremo sotto il 5%. Non dico che occorre un passo indietro da parte di tutti, ma almeno un passo di lato.

Dagli ormai ex Eudem a Luca Cipriano, preoccupato da questa diaspora democrat?

La diaspora è cominciata ben prima dell’uscita degli ex Eudem o di Cipriano. Già il 4 marzo abbiamo perso pezzi consistenti del partito. La colpa non è certo di chi non ha capito, come ha detto qualcuno. Il consenso si è liquefatto, trasferendosi in buona parte nel Movimento 5 Stelle e noi rispondiamo dicendo che ha ragione Nicholas Ferrante, che ha detto solo cose scontate.

Le amministrative sono però alle porte e il Pd deve ritrovarsi in fretta, se non si vuole assistere ad un’altra debacle…

Serve una riflessione seria all’interno del partito e si è perso già abbastanza tempo. Credo che i dirigenti irpini debbano abbassare la cresta, visto che in molti l’hanno alzata. Scenda dal piedistallo qualche “masto di festa”. Vale per la città così come per il Governo. Nell’ultima legislatura sono state fatte ottime cose, ma è mancata l’umiltà di dire “non siamo stati abbastanza bravi”. Non ci sono alternative: o dimostriamo questa maturità, facendoci di lato e ascoltando le voci dei territori, o si è destinati al tracollo definitivo. I nostri elettori ce lo hanno detto chiaramente: “Volete andare a sbattere? Noi non vi seguiamo”.

L’onorevole Del Basso De Caro e la Presidente D’Amelio sono gli unici rimasti con ruoli istituzionali all’interno del Pd, si deve ripartire da loro?

Penso che si debba ripartire da tutti quelli messi in disparte, da tutte quelle energie che si sono sentite offese e umiliate in questi tempi. Non possiamo ripartire dai riferimenti, altrimenti dovremmo ripartire da Renzi. E’ evidente che questo schema non può funzionare e mi riferiscono anche a quello che accade a livello regionale. Certo non voglio dire che tutti i dirigenti debbano farsi da parte, hanno anche ruoli importanti, ma almeno facciano un passo di lato.

Allora il Pd può ripartire da De Blasio?

Da una parte mi verrebbe da dire “lo avete voluto voi”, ma dall’altro ho creduto fin dall’inizio in questo progetto e penso di aver dato il mio contributo. Solo questo profondo senso di responsabilità, che avverto più come elettore che come rappresentate, mi permette di portare avanti iniziative come quella di domani. La politica non deve mai diventare personalizzazione.