ACS – Eletto il Cda ma si annunciano battaglie di legittimità

21 luglio 2008

Avellino – Un’assemblea bulgara. Tra tecnicismi, rinvii e interpretazioni è apparsa in tutta la sua evidenza l’ormai profonda rottura tra demitiani e Partito Democratico. L’Assemblea dell’Alto Calore Servizi, ennesimo banco di prova di rapporti sfilacciati e a dir poco tesi, ha soltanto confermato la rottura oramai insanabile di equilibri vacillanti da tempo. E più che un’assemblea è sembrato, nonostante la fiscalità della procedura, di far parte di una vera e propria farsa. Spunti dal sapore pirandelliano definiti sotto alcuni aspetti “un’offesa all’intelligenza e alla professionalità dei presenti”.
L’epilogo della giornata è stato la nomina del presidente, nella persona di Franco Maselli, e dei membri del Cda: Marisa Raduazzo, Umberto Vecchione, Franco Damiano e Pasquale Grimaldi.
Tuttavia la procedura può essere definita alquanto singolare in considerazione del fatto che solo i sindaci del centrosinistra, nello specifico del Pd, hanno portato avanti l’elezione ad assemblea ormai ufficialmente sciolta. Ma procediamo per gradi.
Dopo una lunga attesa e dopo aver ampiamente sforato l’ora di tolleranza l’uscente presidente Donato Madaro, accompagnato dal notaio Romana Capaldo ha evidenziato ai presenti l’irregolarità della convocazione. La notizia dell’adunanza è infatti stata ricevuta in ritardo da alcuni sindaci (tra cui quello di Sant’Angelo dei Lombardi) rappresentato dal delegato Vincenzo Lucido che non ne hanno ricevuto notizia nel termine stabilito dallo Statuto (8 giorni, ndr). Tempo necessario per permettere ai destinatari di assumere informazioni adeguate sull’argomento all’ordine del giorno. Un difetto di procedura che avrebbe reso impugnabile – e quindi annullabile – qualsiasi delibera assunta in seno all’assemblea.
Dall’informazione al dibattito che ha visto lo snodarsi di posizioni chiaramente contrarie: da un lato la volontà espressa da alcuni di sciogliere la seduta, dall’altra quella di procedere ugualmente alla nomina del nuovo presidente e del Cda forti dell’appoggio di 60 sindaci, la maggioranza. Una posizione ampiamente espressa dal primo cittadino di Cervinara Franco Cioffi: “Siamo sindaci e non soci. In quanto tali ci sentiamo maltrattati. L’assemblea nel contesto societario è sovrana e intendiamo andare avanti. La verifica della regolarità delle notifiche andava fatta in precedenza. E inoltre non c’è prova di invalidità. Quindi procediamo per dotare questo ente di un organo amministrativo”.
“Noi – si è accodato il beneventano Morelli – siamo proprietari di questa società. Siamo stati noi a nominare il presidente e lo stesso non può assumere decisioni autonome. Stiamo discutendo di una questione pretestuosa a livello amministrativo. Siamo nel potere di decidere perché in una Spa a decidere è il capitale”. Un duro colpo, inoltre, al notaio: “Si è comportato in modo deontologicamente scorretto. Ci rivolgeremo all’Ordine”.
Ma Donato Madaro, in ‘regime’ di prorogatio fino alla nomina del nuovo presidente – e quindi con poteri di ordinaria amministrazione – ha dichiarato sciolta la seduta facendo inserire tutto a verbale e abbandonando l’aula insieme al notaio, ai dirigenti e ai sindaci dell’Unione di Centro e del Pdl.
Sconcertati i restanti esponenti dell’assemblea che hanno definito l’atteggiamento “indecoroso” e “fuori da ogni logica”. Ma a dispetto di Statuto, Codice Civile e normativa in tema di società per azioni si è proceduto ugualmente alla nomina del Cda e del suo presidente.
Insomma, una guerra aperta che non sembra volersi fermare e mostra a chiare lettere come il futuro dell’Alto Calore non sia affatto roseo. Dubbi evidenti sussistono anche sulla nomina dei nuovi organi la cui legittimità potrebbe essere messa in discussione in qualsiasi momento. Fatto sta che la ‘farsa’ odierna potrebbe essere definita il preludio ad una campagna elettorale che sin da ora si prospetta dura e cruenta per modi e toni.