Acqua, le Rsu dell’Alto Calore contrarie alla fusione con Gesesa

Acqua, le Rsu dell’Alto Calore contrarie alla fusione con Gesesa

19 febbraio 2016

La Rappresentanza Sindacale Unitaria di Alto Calore Servizi, in una nota, si dice “… fortemente contraria all’ingresso dei privati e quindi a qualsiasi tipo di aggregazione o partecipazione societaria, anche di minoranza, con GESESA ossia con ACEA per i seguenti motivi:

• L’acqua è l’unica risorsa della nostra provincia ed è un bene comune primario e la sua gestione non può essere piegata alle logiche del mercato e del profitto o svenduta in contropartita del pagamento di nessun debito.

• La legge regionale n° 15/2015 sul riordino del ciclo idrico integrato delle acque è incostituzionale, in quanto non rispetta la volontà popolare espressa con i quesiti referendari (acqua pubblica e gestione senza fini di lucro) ed esautora gli amministratori locali e quindi le comunità da qualsiasi decisione in merito, attribuendo, di fatto, tutte le funzioni sulla materia al Comitato Esecutivo dell’Ente Idrico Campano;

• Siamo convinti che il pubblico possa essere sinonimo di efficienza se amministrato senza logiche di interesse politico ed economico e da amministratori capaci”.

Nella nota, le parti sociali rimarcano che “… la società mista pubblico-privato, non è la sola forma di organizzazione che la legge prevede per la gestione del Servizio Idrico Integrato, esiste anche l’ipotesi di trasformare A.C.S. in una azienda pubblica a statuto speciale senza scopo di lucro, in linea con la volontà referendaria”.

Ancora: “Siamo contro la demonizzazione del pubblico a priori e se A.C.S. non ha dato una buona prova di se è esclusivamente colpa delle cattive amministrazioni che si sono succedute fino ad oggi, e non certo dei lavoratori che hanno sempre dato la propria disponibilità allo scopo di risanare l’ente. Dai bilanci di A.C.S. si evince che ci sono dei debiti, ma allo stesso modo ci sono dei crediti che amministratori e dirigenti, per motivi sconosciuti, non hanno mai avviato serie procedure di recupero. Qualsiasi percorso di caratterizzazione delle società o “due diligence” che dir si voglia, ovvero l’attività di investigazione e di approfondimento di dati e di informazioni relative all’oggetto di una trattativa, al fine di valutare la convenienza di un affare per negoziare termini e condizioni di un contratto, doveva essere autorizzata dai soci proprietari, ossia dai comuni ed eventualmente svolta da un supervisore esterno e neutrale, e non nascere dall’iniziativa personale degli Amministratori e Dirigenti, evidentemente condizionati da interessi politici ed economici, che non sono legittimati ad avanzare alcuna proposta in merito. Singolare anche la posizione dell’ormai moribondo Ente d’Ambito, il cui commissario, pur sapendo di cessare il mandato a giugno prossimo, prima sollecitava in ogni modo l’aggregazione, minacciando poco sapientemente di indire in caso contrario la gara pubblica, compito che evidentemente spetta all’Ente Idrico Campano e non a lui, e poi cercava di defilarsi sommessamente, con tardiva missiva ai sindaci, dopo che il vice governatore regionale, bacchettava pubblicamente tutti coloro che avevano immaginato di gestire nell’ombra il processo”.

Infine la chiosa: “Per questi motivi dobbiamo assolutamente evitare che su una questione vitale come questa si giochi l’ennesima partita per il predominio di campo della politica e degli interessi economici e quindi non saremo mai d’accordo con quei politici e/o amministratori, che attenti ad apparire come i paladini dell’acqua pubblica, lavorano di nascosto per favorire l’aggregazione con il privato in cambio di qualche poltrona. A tutti i riferimenti istituzionali chiamati ad esprimersi legittimamente su questa vicenda chiediamo chiarezza: in questa partita o si sta da una parte o dall’altra”.