A Summonte si presenta “Il ’68 degli irpini” di Festa e Saggese

A Summonte si presenta “Il ’68 degli irpini” di Festa e Saggese

6 settembre 2018

Il ’68 degli irpini nel libro di Gianni Festa e Paolo Saggese. L’8 settembre, alle 18, nella sala convegni della Torre di Summonte, nell’ambito del festival Sentieri Mediterranei, evento co-finanziato dal poc campania 2014/2020, “rigenerazione urbana, politiche per il turismo e la cultura”, sez. “Eventi di rilevanza nazionale ed internazionale”, sarà presentato il volume “Il ’68 degli Irpini”, Delta 3 edizioni.

Un dialogo in cui il ’68 degli Irpini diventa il punto di partenza di una riflessione sul presente, dal ruolo dei giovani alle speranze tradite fino all’impegno dell’intellettuale oggi.

Dopo i saluti del sindaco  Pasquale Giuditta interverranno insieme ai curatori Paolo Saggese e Gianni Festa, lo scrittore Franco Festa, la storica Gaetana Aufiero, il parroco della chiesa di Capocastello don Vitaliano Della Sala. Modererà Floriana Guerriero.

Un volume, quello di Festa e Saggese, che ricostruisce con attenzione a documenti e testimonianze, l’esperienza del ’68 in Irpinia, dalle lotte studentesche alle rivendicazioni di diritti che abbracciavano i diversi strati della società.

Tante le voci che animano il volume, la ricostruzione di Franco Festa della città di Avellino e della situazione socio-economica e culturale di quel tempo; le testimonianze di Antonio Spina, Rodolfo Salzarulo e Peppino Iuliano, Antonio Di Nunno dedicate al movimento studentesco a partire da luoghi irpini simbolici come il liceo “Mancini” e il “Colletta” di Avellino, il “Pascucci” di Dentecane e il “De Sanctis” di Sant’Angelo dei Lombardi.

Grande attenzione è rivolta anche al punto di vista delle donne, attraverso lo sguardo di Gaetana Aufiero che restituisce loro il ruolo centrale giocato nel movimento, Nino Lanzetta si sofferma, infine, sull’impegno del ministro dell’Istruzione Fiorentino Sullo, Antonio La Penna ricostruisce i limiti dell’università italiana.

In primo piano la Chiesa attraverso figure di alcuni sacerdoti come Don Michele Grella e Padre Pio Falcolini, nell’analisi di Domenico Gallo. Una scelta, quella di riunire in una stessa serata punti di vista di generazioni differenti che diventa anche l’occasione per tracciare un bilancio delle speranze deluse del ’68, di un movimento incapace di restare coerente o comunque di tradurre in pratica gli ideali decantati e inseguiti, travolto dall’onda del benessere e dagli egoismi individuali o da eccessi che hanno finito con il far dimenticare il senso profondo della lotta.