A Sergio Ercolano: Una partita, un ricordo e un insegnamento

11 giugno 2005

Quando si dice Napoli – Avellino o Avellino – Napoli ci si trova a scandire la parola derby. Se si rende più ampia la visuale e a questo si aggiunge la denifizione finale play-off viene in mente un pensiero di caos. Ma non è tutto. Ormai da tempo la gara tra i due club campani viene legata anche ad un tragico incidente. Le cronache del 21 settembre 2003 aprivano così: “Una brutta pagina di sport si è consumata in occasione del derby Avellino – Napoli. Dovevano essere novanta minuti di gioco, di tifo, di spettacolo. Ma il 20 settembre sarà ricordato per la violenza della tifoseria napoletana. Una serie B che ha scatenato l’aggressività di una tifoseria che è sempre stata amica dei lupi. Ma ieri i “soliti” facinorosi non hanno potuto fare a meno di marcare a sangue il Partenio”. Nel bene o nel male sono state queste le affermazioni cariche di significato che hanno marcato a fuoco le pagine dei giornali e dei telegiornali di quel periodo. A perdere la vita fu il giovane Sergio Ercolano, tifoso napoletano. Ed è questo purtroppo, che a molti ritorna alla mente con prepotenza. Ma chi era davvero Sergio Ercolano?
Diploma di ragioniere in tasca, un lavoro come ottico insieme con il papa’, Maurizio, il sogno di andare a lavorare a Londra. Insomma un ”gran bravo ragazzo” viene definito da chi lo conosce bene come parenti e amici che erano radunati davanti al nosocomio irpino in attesa del miracolo. Gran tifoso del Napoli, amante dello sport, ha giocato in alcune squadre giovanili dopo aver frequentato da bambino una scuola calcio. Allo stadio, raccontano a San Giorgio a Cremano, tutte le domeniche quasi mai seguiva la squadra in trasferta. Quel giorno con gli amici era salito su un autobus per andare a vedere la partita ad Avellino. Un viaggio a Londra il suo pensiero fisso, fare esperienze all’estero il suo sogno. Gli amici descrivono Sergio come ”un ragazzo socievole e disponibile. Lui non dice mai no. Un teppista lui? Ma quando mai”. Sergio e’ molto legato alla sua famiglia, al papa’ Maurizio (il lavoro come ottico con lui rappresenta la prosecuzione di una sorta di tradizione di famiglia), agente di commercio, alla mamma Carmela e in particolare alla sorella e al fratellino Giuseppe di tre anni. I genitori di Sergio hanno saputo della tragedia ieri sera con una telefonata che li ha raggiunti in un ristorante del Borgo Marinari a Napoli. ”Ci hanno avvertiti – spiega Esposito che si trovava con i genitori del ragazzo – che era successo qualcosa di grave a Sergio. Ci siamo allora precipitati all’ospedale Moscati”. Il giovane tifosi partenopeo è morto il 22 settembre, dopo due giorni di ansia e di angoscia. Ma il bollettino guerra è stato ben più lungo: 24 sono stati i feriti ed i contusi tra le Forze dell’Ordine, 6 i Poliziotti medicati al “Moscati” con prognosi che va dai cinque ai venti giorni, 2 Carabinieri hanno riportato ferite giudicate guaribile in dieci giorni, 16 Agenti della Mobile di Napoli contusi, un tifoso napoletano ferito. Si è cercato di dimenticare. Si è tentato di allontanare il dolore e l’orrore per l’assurdità dei fatti. Ma non è possibile vietare di chiedersi come un giovane tifoso abbia potuto perdere la vita in un modo così “stupido” e da dove sia nata tutta questa violenza che ha devastato il Partenio. Nel silenzio dello stadio, le urla di quel giorno sono rinuonate ancora perdendosi poi nel vuoto dell’incapacità di capire. Nella gara di ritorno al Partenio della regolar season Maurizio Ercolano, con sua figlia sono stati ospiti della società biancoverde e del primo cittadino della città, Pino Galasso. Si è voluti omaggiare i genitori del giovane Sergio di un pegno da chi non vuole dimenticare verso chi non potrà mai farlo. La settimana prossima la famiglia Ercolano dovrebbe ritornare al Partenio in occasione della gara di ritorno tra le due squadre campane.