A Natale mi sposo – Boldi a St. Moritz: inutilmente volgare

27 novembre 2010

Che vergogna. Il film andrebbe proiettato ai detenuti del carcere duro, giusta pena.
Per gli innocenti, tale mole di stupidità e volgarità è troppa per l’umana sopportazione.
Boldi, chef Gustavo Godendo (raffinatezza!) si esibisce in eleganti siparietti sul bidet e fa lo strip. Il tutto fra le nevi di St. Moritz dove Ceccherini seduce tardone e la Brilli dice «complesso d’Epipo». Preghiera alla Canalis: per carità di patria non faccia vedere il film a Clooney.
VOTO: 1,5 – Maurizio Porro – Corriere della sera.
Fuori dal tempo e per questo riproponibili in eterno i personaggi dei cinepanettoni (ri)propongono un copione già vecchio e uno script logorato dalla consuetudine. A Natale mi sposo prova a respirare aria fresca trasferendosi in montagna e inserendo nel refrain comico un’idea mocciosa e sentimentale che avvii il carrozzone e seduca lungo la strada i giovanissimi. Ma variando (minimamente) l’entità e l’ordine degli addendi capocomico e gregari realizzano comunque la medesima e intrucidita somma finale, che contempla irriducibile tette e culi, puzze e rutti. La trama sentimentale, sostenuta dall’interpretazione inconsistente di Lucrezia Piaggio e Jacopo Sarno, si impantana quasi subito nel disinteresse dello spettatore, mentre i comici che fanno corona e colore procedono ciascuno per conto loro, prigionieri delle nevi e dei nefasti collassi della stupidità cinematografica. Privo di qualsivoglia dignità espressiva, di interesse sociologico, di qualità di scrittura e di recitazione, la commedia natalizia, diretta quest’anno da Paolo Costella, contrappone ancora una volta alla borghesia arricchita capitanata da Salemme le più modeste condizioni del cuoco di Boldi, poco avvezzo alla mondanità. Lo scioglimento degli equivoci, degli adulteri, degli scambi di persona e delle differenze economiche e sociali avverrà senza sorpresa nel soggiorno montano e dentro un bianco Natale. Meglio, un Natale in bianco e fiori d’arancio ma senza strenna e senza “parenti”. Marzia Gandolfi
E se proprio non siete convinti di quanto hanno scritto Porro e Gandolfi, ascoltate la recensione di Paolo Mereghetti sul Corriere della sera on line.
DECISAMENTE DA EVITARE – DA NON VEDERE
Clicca e leggi la recensione di Porro


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