Pdl: tra facce note, nuovi stimoli e scommesse per il futuro
Avellino - La ‘favoletta’ di ‘tutti insieme appassionatamente’ può forse vincere ma senz’altro non convince. Perché la tensione ed i ‘mugugni’ che hanno accompagnato la presentazione dei 119 coordinatori del Pdl della provincia di Avellino – e verrebbe da dire finalmente! - sono stati alquanto malcelati. Una forma mantenuta, probabilmente, non per semplice operazione di ‘facciata’ ma nella sincera speranza che il ‘ricompattamento’ – che oggi è apparso solo formale – possa in futuro essere elemento distintivo e serio contributo alla ‘causa’ del centrodestra. E molti hanno voluto essere testimoni della ‘nuova alba’ del Pdl: tra i tanti i consiglieri provinciali Giuseppe Stiscia, Girolamo Giaquinto e Giancarlo Ruggiero, l’assessore Raffaele Lanni, Giuseppe Covino, Ettore Freda… oltre alla maggior parte dei coordinatori o vice neo eletti.
La ‘battuta’ di apertura, tra il serio e il faceto, del coordinatore provinciale Giulia Cosenza è stata sufficiente a lasciar intendere che qualche dissapore, nonostante le belle parole, continua ad esserci. Ferma restando la volontà - apparsa autentica anche quella - di chiudere definitivamente un capitolo spinoso e soprattutto controproducente per il partito. “Se non chiamo Cusano – ha esordito la Cosenza – si dispiace e poi mi attacca sulla stampa”: sarà stato puro senso dell’umorismo ma stando ai precedenti la dichiarazione può essere sottoposta davvero ad una interpretazione elastica. A maggior ragione quando il discorso del coordinatore si sposta sui motivi per cui finora ha taciuto. “Perché ho una idea diversa della politica che perde troppo tempo a gestire se stessa e i suoi equilibri interni a danno di chi si impegna per una causa”. Il ‘litigio’ interno a suo avviso è stato fisiologico e dovuto esclusivamente all’unione tra due partiti e tra personalità tra loro diverse. Ora, però, il partito è strutturato e il progetto ambizioso: realizzare una organizzazione in grado di rinnovare la politica e dare al territorio la possibilità di portare a compimento solidi progetti di miglioramento. Un chiarimento (e a buon intenditor poche parole): “Io non utilizzo la stampa per parlare con il mio partito ma per comunicare progetti”. Dunque da oggi l’alibi del mancato radicamento non ha più senso di essere invocato perché, secondo la Cosenza “bisogna superare il vecchio modo di fare politica, evitare prevaricazioni e fare risultato”. Insomma, in Irpinia si può forse dire che il Pdl, nei fatti, è nato oggi. Ragion per cui si bandisce categoricamente la parola ‘ex’. Ad invitare il partito a lasciarsi alle spalle storie pregresse e contribuire alla nuova causa è stato il vice coordinatore Gino Cusano che, pur ammettendo che “non si può far finta che in questi cinque mesi non sia accaduto nulla”, si è detto pronto a chiedere scusa in caso di ‘fraintendimenti’ che, tuttavia, sono stati involontariamente generati e sempre in buona fede. “Finora però – ha voluto chiarire – si è agito in modo personale, ognuno viaggiava a ruota libera. Ora c’è e ci deve essere un unico gruppo perché la nostra unità impedirà che l’Irpinia venga messa ai margini della Regione Campania”. Al di là dei dissapori, anche giustificati, resta un dato di fatto che Franco D’Ercole, in un intervento breve ma incisivo, non ha mancato di sottolineare: “Siamo la prima provincia a nominare i coordinatori. Rivendichiamo questa capacità politica di saper andare avanti. Abbiamo dimostrato che qui si fa politica e la si fa seriamente”. E un altro risultato il Pdl lo ha raggiunto: Giuseppe Gargani, che fino a ieri manifestava la volontà di correre con proprie liste nelle elezioni regionali, è ora componente dell’Ufficio politico istituzionale del Pdl. Molti infatti sono i nomi dei coordinatori a lui legati. Insomma… all’irpina maniera, tutto si è concluso a ‘tarallucci e vino’?... Neanche per sogno. Con una nota, infatti, la componente facente capo all’on. Gargani "... si dissocia apertamente dalle scelte operate dal gruppo dirigente del Pdl irpino, in merito ai coordinatori cittadini. Le scelte operate in alcuni dei più importanti centri irpini - ha spiegato Antonio De Mizio - contraddicono le intese raggiunte in sede di ufficio politico con l’on. Gargani, ora nemmeno consultato ne’ invitato. Quanto avvenuto è indice della volontà di non tener conto di una componente importante del partito e della noncuranza rispetto a dirigenti storici mortificati dopo aver profuso energie con passione politica nelle loro realtà in tutti questi anni". Verrebbe da dire... 'alla faccia dell'unità'. (m.d.p.)
(lunedì 8 febbraio 2010 alle 19.44)
|
|
|
|
| Più lette della settimana |
|
|
|
|