* .*Sequestrati nove siti ecoballe.... La monnezza è sempre monnezza

Disposti dal gip Rosanna Saraceno il sequestro dei nove siti campani per lo stoccaggio delle ecoballe prodotte dalla Fibe fino al 15 dicembre 2005. Il dispositivo della Procura ha evidenziato che le ecoballe , di eco hanno nulla o quasi: sono semplici rifiuti che equivale a dire, discariche a cielo aperto. I nove siti, tra cui anche Pianodardine, non hanno per la Procura soddisfatto gli adempimenti contrattuali che prevedevano che il combustibile da rifiuti fosse destinato comunque al recupero energetico da parte della società affidataria. Pertanto da essere bruciato nel termovalorizzatore di Acerra in fase di realizzazione e nell’attesa smaltito in altri impianti dislocati sul territorio nazionale. Emergono inquietanti retroscena sull’intera situazione rifiuti in Campania: le ecoballe in questione, circa tre milioni sembra che erano e sono costituite da semplici rifiuti e non materiale combustibile. Il sequestro dei nove siti di stoccaggio evidenzia una produzione di cdr non in regola e le ecoballe a questo punto, in attesa di essere trasformate in energia, sono materiale altamente tossico come l’immondizia. Dove verranno smaltite e in qual modo? Il dubbio ora è legittimo per comprendere il riferimento legislativo cui tocca sbrogliare la matassa delle ecoballe che per la Procura, e per la verità anche per molti cittadini alle prese con i miasmi, non erano eco e che non potevano pertanto essere accatastate. E in attesa di una sentenza definitiva, occorre evidenziare anche il provvedimento di sequestro emesso dalla Procura di Salerno per il sito di Macchia Soprana a Serre. Per i giudici, la contestazione riguarda la mancata separazione dei rifiuti provenienti dagli ex impianti cdr e dalla raccolta differenziata. E fa sensazione, almeno per le normali tasche degli italiani, e nel caso specifico dei campani e nel nostro caso degli irpini, che “l’affare” delle ecoballe accatastate nella Regione evidenziate da alcuneintercettazioni rese note da quotidiani nazionali, per gli anni che vanno dal 2001 al 2005 era pari a 1.325 miliardi. Un affare per le affidatarie che “attraverso i provvedimenti in deroga hanno consentito la messa in riserva di un prodotto del quale erano perfettamente note le caratteristiche affatto diverse sotto il profilo qualitativo”. Fiduciosi nella bilancia della Giustizia e delle tante balle sulla vicenda rifiuti in Campania, è il caso di spezzare una lancia a favore dei giornalisti , come i colleghi del Corriere del Mezzogiorno, Repubblica e altre testate nazionali che stanno rendendo un servizio pubblico di approfondimento della verità sul caso emergenza ambientale nella nostra Regione. Emerge, se le accuse della Procura verranno confermate, un quadro desolante per non dire criminale. La monnezza di ieri è la stessa di oggi ? Se è così, gli slogan dei tanti politici per la salute dei cittadini e gli interessi della collettività sono aria fritta. Parole al vento, odori sgradevoli. Forse è il caso di iniziare a guardare bene anche in casa nostra. Per intenderci, i fos e sovvalli sono fos e sovvalli? L’interrogativo è d’obbligo come per le ecoballe. Quante costa la tassa media raccolta rifiuti per ogni cittadino? E quanto le consulenze strapagate? Quanti lavoratori operano nel settore? Quanti consorzi operano e quanto guadagnano i membri del Cda? Chi controlla la differenziata? A questo punto il dubbio è d’obbligo con tanti miasmi di cui nessuno riesce più a definirne la provenienza.

(giovedì 9 agosto 2007 alle 10.20)

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