*Nella foto: il quadro di Mauritius Cornelius Escher*Volturara - Escher o… non Escher? Il dilemma del quadro ‘negato’

Volturara - Lo storico dilemma shakespeariano non fa trascorrere notti tranquille a Raffaele De Feo, funzionario della Polizia di Volturara Irpina. A rendere febbrili i sogni del poliziotto un ‘caso’ che ha dell’incredibile: il quadro di sua proprietà è un Escher o non è un Escher? E questa volta l’ardua sentenza non è stata affidata a ‘posteri’ digiuni in materia ma a veri e propri esperti del settore. In causa è stata chiamata addirittura la Fondazione dell’artista fiammingo che ne ha negato l’autenticità senza tuttavia sottoporlo a nessun tipo di esame. Insomma, nessun dubbio: ‘le opere in questione – la risposta è arrivata direttamente dall’Olanda - sono state più volte riprodotte, la tecnica non è analoga a quella abitualmente utilizzata e i quadri dell’autore sono tutti di proprietà della Fondazione’. Insomma, un falso e nulla di più. Ma ad avvalorare la tesi opposta c’è una perizia giurata per il cui esito è stato necessario più di un anno di intenso lavoro. Per il confronto sono state utilizzate scritture comparative tratte da cataloghi riproducenti le opere dell’artista. “Le corrispondenze – si legge nelle conclusioni della perizia effettuata dalla Dott. ssa Anna Petrecchia, famosa nel campo e illustre referente del Tribunale di Roma – individualizzanti a tutti i livelli della grafomotricità delle scritture confrontate ed in assenza di divergenze significative, permettono di esprimere un parere di autenticità delle scritture esaminate”. Insomma, nessuna ombra di dubbio: si tratta di un autentico. Un vero Escher dalla storia singolare: è stata infatti una anziana signora svizzera a donare il quadro circa dieci anni fa a Maria Petretta, madre di Raffaele. I genitori, conobbero la donna in Svizzera e ricevettero il quadro come dono di un rapporto di stima e affetto. Probabilmente l’anziana signora non era neanche a conoscenza del ‘tesoro’ in suo possesso: un carboncino che ritrae il mostro di Loch Ness. E per lei addirittura, sul retro del carboncino, una dedica: “Di cuore, un amichevole ricordo”. Poche parole la cui autenticità è sigillata da una inconfondibile sigla, dalla data e dal numero di registrazione. Ed ora il quadro dell’artista delle cose impossibili, del filosofo dell’illusione Mauritius Cornelius Escher è nelle mani di un cittadino di Volturara che paradossalmente non riesce a farne legittimare l’autenticità. Tanti gli interrogativi in proposito. Primo tra tutti: perchè?
Perché il quadro di Raffaele De Feo non è stato ritenuto degno di ‘stima’ dalla Fondazione dell’artista fiammingo? Perché un tesoro di tal portata stenta ad essere riconosciuto? Una questione economica? Più che altro, come evidenzia Raffaele, una questione di giustizia e soprattutto di cuore: perché negare di fronte all’evidenza? Non vale forse la pena approfondire la questione e sottrarre l’opera dal buio dell’ignoto? Non sarebbe forse più razionale estrarlo dagli abissi e portarlo alla luce restituendogli la dignità negata? Insomma, un oggetto dall’inestimabile valore meriterebbe, forse, qualche attenzione in più. Agli esperti ‘l’ardua sentenza’. E se qualcuno leggendo l’articolo in questione può calamitare l’attenzione dei critici che contano, lo faccia . Nella Valle del Dragone, un caffè non si… nega a nessuno e il piccolo Loch Ness… di Volturara attende conferme definitive sulla sua reale provenienza.
(di Manuela Di Pietro)



(martedì 5 giugno 2007 alle 11.15)

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