*Nella foto: il tavolo dei lavori*"Le vie della neve": stile e passione nella penna di un magistrato

Avellino - Si è aperta con la voce di Antonio Gifuni, del gruppo Vomero Sanità, l’incontro di presentazione de “Le vie della neve: le condizioni delle popolazioni dell’Appennino centro meridionale dal Cinquecento in poi”, opera prima di Antonio Guerriero, Procuratore della Repubblica di Sant’Angelo dei Lombardi. Sulle note di una ballata popolare, che raccontava una romantica storia d’amore intrecciata proprio al tema dell’incontro, la neve, si è avviato un convegno, diverso dagli altri nei toni e nell’argomento, accompagnato tra l’altro da una ricca documentazione foto-topografica offerta dall’Archivio di Stato di Avellino.

Il dibattito, moderato da Antonello Perillo, Vice Direttore della Rai, ha visto gli interventi di Franco Vittoria, in qualità di ex Presidente della Comunità Montana Vallo Lauro Baianese, di Gerardina Rita De Lucia, Direttrice dell’Archivio di Stato di Avellino, di Antonietta Tartaglia, Ispettrice del Ministero dell’Istruzione, Vincenzo Galgano, Procuratore Generale Corte di Appello di Napoli, Aurelio Musi, docente di Storia Moderna presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Salerno, Francesco Barra, docente di Storia Moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Salerno. A concludere l’incontro Gianfranco Rotondi, Ministro per l’attuazione del Programma, e Nicola Mancino, vice presidente del C.S.M.

All’opera hanno partecipato anche numerosi studenti irpini, oltre 50 istituti che si sono improvvisati un po’ giornalisti e un po’ antropologi, intervistando gli anziani della loro terra e conducendo vere e proprie ricerche di campo. È stato un omaggio al passato irpino, a cinque secoli di storia spesso dimenticati, sepolti dalla polvere e proprio in quest’occasione magistralmente riscoperti dalla penna di Guerriero. Emerge dalle pagine di questo libro, dalla copertina accattivante, una geografia di laghi, monti e fiumi irpini che ai più anziani susciterà un profondo senso di nostalgia. È un opera che si muove su un doppio filo storico, quello economico e quello popolare, che ricostruisce gli antichi percorsi delle neviere, conche artificiali che, in epoche in cui non esistevano frigoriferi, rappresentavano l’unica possibilità di ottenere, nei periodi caldi, bevande o cibi freddi.

Lo studio, condotto a più mani e sintetizzato su carta dal Procuratore Guerriero, ha portato alla luce un “pezzo di storia feudale”, come l’ha definita Franco Vittoria, un viaggio che attraversa gli Appennini irpini e che passa per Avella, Lauro fino ad arrivare a Villanova del Battista e Trevico, un mondo di poveri contadini, di fatiche quotidiane attorno a cui ruotava un commercio, basato su un materiale povero come la neve ma che per gli ‘addetti ai lavori’ dell’epoca rappresentava l’unica fonte di sostentamento.

Quella che è emersa dal testo è un’Irpinia paradossalmente più unita di come si presenta oggi, un’Irpinia popolata da persona accomunate dagli stessi valori, dalle stesse sofferenze e dai medesimi bisogni. “Un affresco sulle pareti delle montagne irpine” l’ha definita Antonietta Tartaglia, un “seme per le scuole” che può rappresentare un dispositivo di laboratorio didattico per i più giovani e che impartisce un’abile lezione sull’importanza dell’identità popolare. “Un concetto, quello identitario, - ha continuato la Tartaglia- seppellito dalle logiche della globalizzazione”. Un testo che rappresenta insomma una esemplare dimostrazione di come la fonte d’archivio si liberi dalla polvere per diventare anima. Ed è un’opera in cui irrompe attuale anche la tematica della precarietà del Mezzogiorno, di una terra che soffre per la sua natura a metà tra il continente e il mare, così vicino alle acque mediterranee eppure incatenato ai piedi del sistema appenninico. Plauso all’abilità letteraria di Guerriero - giurista per professione, scrittore e storico quasi per diletto- che ha saputo, come pochi, calibrare nella sua opera stile e passione e che ha dimostrato come anche un professionista del diritto possa impartire ai professionisti della storia una magistrale lezione di ricerca storica e antropologica. Nei successivi interventi dei prof. Musi e Barra, in evidenza la capacita tecnica del dottor Guerriero nel sollecitare la speranza verso il recupero dei valori della gente senza storia delle montagne e delle neviere. Un lavoro di oltre 500 pagine realizzato con mestiere e in modo minuzioso. Il libro edito da Ferraro, come evidenziato sapientemente dal ministro Rotondi e dal presidente Mancino, offre spaccati e riflessioni sulla questione meridionale con le drammatiche condizioni delle popolazioni della montagna ma anche con il recupero della dignità del lavoro basato sulla quotidiana capacità dei nostri avi a sopperire con la fatica e il senso alto della morale alle difficoltà economiche del tempo. Ha concluso i lavori davanti ad un parterre composito di uomini di cultura e appassionati della storia locale lo stesso autore. Guerriero ha invitato innanzitutto la politica a non disperdere il grande patrimonio della montagna: un mondo quello dell'Irpinia ricco di valori ambientali da rivitalizzare con percorsi e con il recupero delle memorie del passato. Il magistrato Guerriero ha sottolineato come il lavoro certosino della ricerca composto nelle tarde ore serali è stato segnato dall'amore per la propria Terra. Una Terra che merita rispetto, attenzione e nuova valorizzazione. Un magistrato che ha difeso lo spessore culturale dei tanti suoi colleghi che oggi sono un patrimonio innanzitutto di cultura per la società. Infine la riflessione ultima: quella della sollecitazione a non disperdere la memoria e i suoi frammenti. Le vie della neve è un volume da scoprire che incuriosce e ci riporta alle origini, le nostre, quelle irpine, fatta di fotografie, documenti catastali, mappe e segni del passato. Innanzitutto segni e volti: una Storia antica, quella dell'economia delle montagne, che invita a riflettere e non disperdere i valori delle gente tosta e dalla grande dignità. Un volume da leggere per riscoprire i veri volti e le storie della gente senza storia.

(sabato 14 marzo 2009 alle 13.22)
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