L'IPOTESI - Il sistema idrico potrebbe salvare il Formicoso
Avellino - Potrebbe essere il sistema idrico a sventare l’ipotesi di realizzazione della discarica sull’altopiano del Formicoso. Il ruolo strategico svolto dall’Irpinia nella gestione delle acque potrebbe costituire un valido deterrente secondo lo studio realizzato dall’Alto Calore Servizi, guidato dal presidente Franco Maselli, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Napoli Federico II e con il Dipartimento di studi di Geologici e Ambientali dell’Università del Sannio. Si parte dal presupposto che gran parte delle risorse captate da alcuni tra i più importanti acquedotti italiani vengono destinate all’approvvigionamento potabile di oltre 5milioni di abitanti delle regioni Campania, Puglia e Basilicata, per una portata annua media di circa 13 mc/sec prelevata dalle sorgenti di Cassano Irpino, Caposele, Serino, Senerchia, Calabritto. La localizzazione frazionata di tre ampie discariche sul territorio irpino e di una quarta ubicata nel comune di Sant’Arcangelo Trimonte, nel Sannio – peraltro eseguite in periodi molto diversi – hanno determinato, nel complesso, una situazione di altissimo rischio ambientale e umano soprattutto per gli effetti che avranno sulla qualità delle risorse idriche prelevate da fonti superficiali e sotterranee spesso localizzate a pochi chilometri dai siti prescelti. In particolare la realizzazione di una piattaforma di raccolta rifiuti solidi urbani in località Piana di Pero Spaccone ad Andretta, rappresenta un potenziale pericolo di inquinamento delle acque di corrivazione defluenti nel fiume Ofanto e, più specificamente, per quelle accumulate nell’invaso di Conza della Campania di cui un’aliquota idrica, pari a un metro cubo al secondo, sarà a breve immessa nel sistema dell’Acquedotto Pugliese e quindi destinata al consumo umano. I terreni affioranti nel comprensorio sono caratterizzati da un grado di permeabilità pressocchè nullo ragion per cui gli agenti inquinanti presenti nella coltre superficiale saranno trasportati nel fiume Ofanto e quindi nella diga di Conza della Campania. Non sembra condivisibile, inoltre, a difesa del sito destinato a discarica, l’ipotesi legata alla distanza tra l’area prescelta e Conza della Campania: i nove chilometri esistenti non solo non escludono la probabilità dell’inquinamento delle acque ma non ne riducono neanche il rischio. Non va inoltre trascurato che nel corso degli anni con un’ottimale gestione dell’area adibita a discarica nelle fasi iniziali di esercizio potrebbero verificarsi gravi inconvenienti connessi sia all’elevato grado di sismicità della zona sia alla prevedibile caduta, nel tempo, dell’efficienza della gestione e soprattutto dei sistemi di controllo della discarica. I danni ambientali che subirà l’Ofanto sono dunque non solo prevedibili ma quasi certi, alla stregua di quelli che si osservano a livello di sottosuolo nelle aree limitrofe alla discarica di Difesa Grande ad Ariano Irpino che dopo esser stata messa fuori esercizio dovrà essere sottoposta a consistenti interventi di bonifica.
(venerdì 17 ottobre 2008 alle 16.11)
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