9 maggio, il Giorno della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi

9 maggio, il Giorno della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi

9 maggio 2019

Il 9 maggio 1978 l’Italia piangeva due vittime innocenti, una del terrorismo e l’altra della mafia. Aldo Moro, statista democristiano ucciso dopo 55 giorni di prigionia dalle Brigate Rosse e ritrovato cadavere in una Renaut 4 rossa in via Caetani a Roma; e Peppino Impastato, giornalista, fondatore di Radio Aut, ucciso dalla Mafia.

Ecco perché il 9 maggio è il giorno della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi. Questa mattina il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, il presidente della Camera, Roberto Fico, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, il vicepremier Luigi Di Maio, e il presidente della Regione Nicola Zingaretti hanno deposte le corone d’alloro per il 41esimo anniversario della morte di Aldo Moro. Presente anche una delegazione del Pd con i capigruppo del Senato e della Camera, Andrea Marcucci, e Graziano Delrio.

Istituita con una legge dello Stato, la Giornata di ricordo quest’anno è stata commemorata alla Camera alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con i presidenti della Camera, Roberto Fico, e del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

A Montecitorio questa mattina c’erano i familiari delle vittime di attentati e stragi della storia del terrorismo in Italia: ricordati in particolare i cinquant’anni dalla strage di piazza Fontana, il quarantennale dell’omicidio del magistrato Emilio Alessandrini e il ventennale dell’omicidio dell’economista Massimo D’Antona.

Carlo Arnoldi, presidente dell’associazione familiari vittime della strage di piazza Fontana (a causa della quale perse il padre) ha raccontato: «Ricordo con dolore ma con orgoglio il giorno dei funerali, 300 mila milanesi riempivano piazza Duomo con silenzio, senza bandiera e striscioni, solo silenzio, ricordo i nostri passi mentre accompagnavamo i nostri cari e quel silenzio fu la prima risposta. Dopo aver partecipato ai processi abbiamo subito un ultimo pesantissimo colpo, il 3 maggio 2005 la Cassazione assolveva gli imputati e ci condannava a pagare anche le spese processuali, per noi familiari fu una mazzata terribile. Oltre al danno la beffa, ma non ci siamo fermati, dal 3 maggio 2005 ci siamo tolti l’abito di vittime e abbiamo indossato quello di testimoni per far conoscere ai giovani la verità storica di piazza Fontana. Siamo stanchi di sentire che non si sa chi sia stato, si sa tutto. Un Paese che non ha memoria è un Paese che non ha futuro».

Nel suo intervento il presidente della Camera, Roberto Fico, ha detto:«La Repubblica ha il dovere di cercare la verità e la giustizia con determinazione senza esitazione, superando anche a distanza di decenni i depistaggi, le complicità, le omissioni poste in essere anche da parte di settori deviati dello Stato» ed ha aggiunto «La prima e più importante risposta da dare è quella di fare piena luce sui troppi omicidi, stragi senza mandanti, moventi e colpevoli accertati e condannati», sottolineando come sia arrivato il momento per le istituzione di « dimostrare tutta la propria volontà di non accontentarsi di brandelli di verità». Secondo il presidente della Camera, quindi, «occorre comprendere come proseguire in questo percorso di verità e di trasparenza che è essenziale per lo Stato e per la salute della democrazia».