8 marzo: diritti delle donne, utero in affitto e cervelli in vendita

8 marzo: diritti delle donne, utero in affitto e cervelli in vendita

7 marzo 2016

8 marzo, quel giorno nel 1908 – in realtà era il 25 marzo – 146 lavoratori (123 donne e 23 uomini) morirono nel rogo della fabbrica Triangle, da quell’episodio si decise di dedicare una giornata internazionale alla figura della donna per porre fine ad ogni discriminazione e aumentare gli appoggi ad una piena e paritaria partecipazione del gentil sesso alla vita civile e sociale del paese. Quel giorno venne stabilito che fosse l’8 marzo dunque, visto che negli anni ’70 era già diventata usanza diffusa in diverse parti del mondo.

L’ 8 marzo 2016, questo schema paritario non esiste a tutti i livelli, anche se l’importanza dell’altra metà del cielo è accresciuta tantissimo anche in campo politico, probabilmente il prossimo presidente degli Stati Uniti sarà una donna, dopo che per la prima volta nella White House è entrato un afroamericano. La minaccia a questo desiderio di parità arriva da una diversa prospettiva, già da tempo in voga in Occidente ma che, come al solito, arriva tardi nella nostra Penisola. Il tutto grazie alla senatrice del PD Monica Cirinnà, che ha legato il proprio nome al disegno di legge e all’iniziativa per il riconoscimento anche in Italia delle unioni civili tra persone dello stesso sesso.

Dopo giorni di discussioni, critiche e obiezioni, qualcosa è stato ottenuto, qualcos’altro no. Di sicuro si è parlato per la prima volta – in Italia – della stepchild adoption, ovvero dell’adozione da parte del compagno del genitore del bambino, in ottica omosessuale. Un passaggio che ha fatto discutere anche di utero in affitto e di maternità surrogata, l’ultimo esempio è stata la scelta presa da Nichi Vendola, presidente di Sel, che ha deciso di diventare “padre” proprio tramite questa pratica consentita in alcuni stati del Nord America.

Si tratta di pagare una donna per portare in grembo un figlio sul quale questa non ha nessun diritto, come se un’altra maternità fosse possibile. Chi è contrario a questa nuova moda appare subito come il retrogrado e l’omofobo, certo è l’emancipazione totale della donna: permette di diventare mamma anche a chi, per vari motivi, non potrebbe diventarlo. Nel campo dell’eterosessualità sarebbe come se una donna impegnata a fare carriera non avesse tempo per portare avanti una gravidanza e la cede, mediatane pagamento, ad una professionista del settore. Una nuova forma di capitalismo, sembra quasi che il distopico futuro di pellicole cinematografiche quali “I figli degli uomini” o “Mad Max – Fury Road” stia per avverarsi. Proprio quest’ultimo, vincitore di diversi Oscar tecnici, ha introdotto forse per la prima volta il concetto di “riproduttrici”, ovvero donne destinate soltanto ad uno scopo: sfornare prole.

“L’utero è mio, me lo gestisco io”, questo lo slogan di alcune femministe. Nessun vincolo, nessun limite, nessuna religione, liberi da Dio e dalle vecchie morali borghesi. Ma qui occorrerebbe citare Marx: “Tutto diventa merce” frase datata 1847, perché se questa scelta viene fatta per scopi economici allora ci si libera dalla morale ma si diventa schiavi della moneta. Di fatto nessuna emancipazione. Il concetto è che donare ad una sorella, ad un fratello o ad un amico/a questa possibilità che questi non può avere per motivazioni genetiche è un conto – ricordando però che ci sono migliaia di bambini che muoiono di fame e pronti ad essere adottati – ma creare una nuova forma di guadagno è solo mercificazione dell’essere umano, sia che siate a favore o contro le adozioni gay. Il prossimo passo quale sarebbe: cervello e neuroni in vendita?